Domiziano dopo Tito

Storia

Domiziano succedette al fratello Tito. Aveva appena trenta anni quando, dopo la morte del fratello, dovette prendere il suo posto

Domiziano Imperatore - www.colosseo-roma.it

Portava il titolo di princeps inventutis e aveva rivestito più volte il consolato ma non disponeva della tribunicia potestas né dell’imperium proconsulare. Gli mancava, quindi, l’effettivo potere del principe in carica. In ogni caso, fu presto investito dalla guardia pretoriana e il senato approvò la scelta.

Domiziano aveva sofferto d’invidia nei confronti del fratello Tito che venne preso in considerazione dal padre come suo successore. La sua successione sembrava lontana e prematura ed è per questo che i suoi poteri erano inferiori a quelli del fratello. Ma dopo la morte di Tito lui prese il suo posto. Già da lunghi anni covava il desiderio di diventare principe ma non ricoprì incarichi militari di peso e importanza come quelli intrapresi dal fratello e questo fatto lo mise in secondo piano, in uno stato d’inferiorità agli occhi paterni.

Anche dopo aver raggiunto il suo obiettivo continuava a soffrire il confronto con il fratello. Questa sua fissazione lo faceva sentire sempre diffidente e sospettoso nei confronti del senato. Anche la sua inesperienza di governo accentuò questa sua già naturale inclinazione alla prevaricazione.

Intorno a sé creò una cerchia ristretta di consiglieri, allontanando la collaborazione del senato. Si faceva carico da solo di prendere provvedimenti urgenti. Il senato fu ridotto a mansioni di secondo ordine.

Questo suo modo di fare, ovviamente, lo mise in cattiva luce accentuando l’opposizione del senato. Ma Domiziano si autonominò censor perpetuus, un’importante carica che consentiva di condizionare la composizione stessa del Senato. Usò questa carica per stabilire un certo rigore morale. Cambiò molte cose e avviò diversi processi e condanne.

Si fece costruire un maestoso palazzo imperiale sul Palatino e alla moglie diede il titolo di Augusta. A quanto pare si proclamò anche dominus et deus (signore e dio), assumendo atteggiamenti solenni, sacrali.

Celebrò tre trionfi e si fece acclamare imperatore più e più volte anche se i suoi successi militari furono tutto meno che eccezionali.

Domiziano, però, pur non avendo il senato dalla sua parte, si curò di farsi amici l’esercito e i ceti popolari: aumentò il soldo ai legionari e ai pretoriani, e gratificò anche il popolo con diverse donazioni in denaro. Si prese cura del popolo anche facendolo divertire con feste, giochi e spettacoli di ogni tipo. Promosse anche diverse opere pubbliche ed eresse l’arco di Tito, fece un nuovo Foro romano e uno stadio.

Le congiure, però, arrivarono presto. Le varie mortificazioni che Domiziano inflisse ai ceti aristocratici gli si rivoltarono contro. Riuscì a stroncare prontamente ogni rivolta e ogni iniziativa contro di lui. Anche con metodi discutibili ma si rinchiuse nei suoi palazzi con l’ossessione di essere perseguitato. Era esageratamente sospettoso ma non aveva tutti i torti. Alla fine una congiura riuscì a eliminare l’ultimo dei Flavi. Domiziano fu assassinato. La dinastia dei Flavi finì con la sua morte.

Gli successe Marco Cocceio Nerva.

Fonti di ricerca:
“La Storia, Dall’impero romano a Carlo Magno” – La biblioteca di Repubblica