Nell’antica Roma, fondamentale era il ruolo degli Auspicia, colore che osservavano il volo degli uccelli e ne traevano magicamente indicazioni.
“Guardate il numero dei volatili, la loro posizione, il modo in cui sbattono le ali!” diceva uno di essi e gli altri ne traevano conclusioni.
Era pericoloso disattendere alle rivelazioni degli Auspicia, essi erano capaci di comprendere la volontà divina.
Ciò era noto dai tempi dei tempi, persino quando Romolo tracciò con l’aratro il solco che poi avrebbe indicato i confini dell’Urbe e proprio dei gemellini allattati, secondo la leggenda, della lupa romana ha deciso di parlare l’aquila Imperiale a Quirino e Romoletto.
“Ma era assai violento offrire tutti quegli spettacoli di morte!” dice Romoletto e l’aquila ribatte: “Sì, però c’era un fine educativo, infatti dopo mezzogiorno si era soliti far entrare nell’arena i traditori e i criminali e darli in pasto alle belve, proprio come monito d’avvertimento, come per dire alla gente «Guardate cosa accade a chi è un delinquente o un impostore!», tradire era infatti atto assai grave. Vi narrerò una fiaba":
I cosiddetti munus erano gli spettacoli gratuiti offerti dai capi e dai ricchi ai popoli. Tale usanza pare sia cominciata con i sanniti, con gli oschi e in Campania, ma prese piede soprattutto a Roma.
“Ti bolliamo come infamis!” dicevano i magistrati al traditore e poi lo portavano nell’arena.
In quel periodi i romani stavano perdendo l’amore per la patria, molti sognavano di tradire i compaesani e tanti dei facenti parte l’esercito stavano studiando un modo per sottrarsi al loro ruolo. Allora quella mattina comparve sull’arena la Lupa Capitolina, fondamentale protagonista della bandiera romana.
Essa offriva il suo latte magico ai gemellini e al popolo.
“Per voi oh mio popolo!” diceva la lupa, colei che aveva nutrito il fondatore di Roma ai tempi di Alba Longa.
I presenti, che erano più di 50mila fremevano emozionati.
Si narrava del cuore e della bontà di questa fiera e tutti erano pronti ad ascoltarla. Unificati dalla sua presenza si sentirono per un attimo tutti romani, mentre sulla scena era entrato un traditore.
La lupa indicò colui che stava per subire il supplizio sotto i denti delle belve:
“Ecco cosa accade ai traditori!” disse la lupa. Un vento freddissimo spazzò il cielo e un brivido percorse la schiena del traditore che urlò:
“Non imitatemi! Non tradite mai la vostra patria!” in quel momento vennero sciolti i leoni. La gente aveva capito il messaggio della lupa e si sentirono tutti romani, avvolti da quello spirito magicio che offre il sentimento di unità e rispetto del proprio luogo d’origine.
Le favole di Roberto Bianchi