13 - Il Mosaico magico

L’Aquila Imperiale gonfiò l’ampio petto per prendere fiato e cominciare un'altra bella favola

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Le tessere incantate del mosaico magico

Il gladiatore raccontò le antiche gesta di Spartaco

La zona attorno al Colosseo è assai bella. Si vedono i resti dell’acqua Claudia, uno degli acquedotti principali della città, ci sono le terme a nord e a sud, il tutto fatto di blocchi di pietra, tufo, vari materiali, a indicare che lo studio sulle volte di calcestruzzo, sulle colonne e pure riguardo alle decorazioni era assai progredito.
Tra ogni cosa, però, è lo scheletro del Colosseo a evidenziare la grandezza dei tempi.
“I giochi ludici erano un evento importantissimo!” dice l’Aquila Imperiale a Romoletto e Quirino “Pensate ad esempio che una volta, proprio per essere castigata, dato uno scontro bellicoso coi vicini e pieno di sangue, la città di Pompei venne punita con il divieto di fare giochi per dieci anni!”
Romoletto e Quirino cominciano sempre di più a capire che le lotte tra gladiatori e animali hanno avuto un senso profondo, che andava al di là dello spettacolo.
Coi giochi si dava esempio punendo i malfattori e i delinquenti, si ammirava il coraggio, tutto aveva un significato.
Ad esempio persino l’accesso sugli spalti aveva un ruolo sociale. Le donne infatti, entravano da delle scalinate a parte e si posizionavano nelle zone più lontane vicino agli schiavi, mentre i ricchi e i senatori avevano i sedili migliori accanto all’imperatore.
Il pontefice massimo era di solito colui che, unendosi in quell’occasione al popolo, offriva i giochi. Era assai importante sfoggiare la propria potenza regalando ‘Pane e circensis’.
“I potenti davano giochi per mostrare la propria grandezza.  A meridione del Colosseo c’era il circo per le corse delle bighe e   l’impero pullulava di anfiteatri e arene.”
“Io ho notato che, sia a Ostia che a Roma, si possono ammirare tanti mosaici stupendi, con proprio istoriati i gladiatori!” commentò Quirino.
Allora l’Aquila Imperiale gonfiò l’ampio petto per prendere fiato e cominciare una bella favola riguardante i mosaici:

Era il tempo i cui i patrizi, per esibire la propria ricchezza, decoravano i pavimenti delle loro sale con proziossimi mosaici. Le tessere provenivano dall’Africa, dall’Oriente, dall’Est… a seconda che servisse il giallo, il rosso oppure il verde. Splendidi colori rendevano il pavimento un’opera d’arte.
In quegli anni si entrava nell’epoca d’oro dell’impero. L’imperatore Antonino Pio dava eccezionali spettacoli al Colosseo.
Si erano raggiunti importanti risultati. Si era data la cittadinanza a tutti gli abitanti delle vaste terre conquistate, cercando di apprendere nuove conoscenze e portando grande esempio di scambio tra i popoli che è eccezionale scuola anche per il mondo attuale.
Gli eserciti servivano soprattutto per garantire la pace, i ceti più ricchi elargivano ai miseri, in una congiuntura che diveniva sempre più positiva. Lo spettro dei conflitti venne sempre più allontanato, mentre coi soldi si davano anche tanti spettacoli nelle arene.
Antonino Pio parlava di pace e solidarietà. Tutti lo acclamavano. Egli predicava anche a difesa dei cristiani e degli ebrei, contro lo schiavismo, e aveva persino aperto tanti orfanotrofi per garantire un futuro ai bambini senza famiglia.
“Viva l’imperatore!” dicevano sugli spalti quel giorno tutti gli astanti ai giochi del Colosseo.
Le tribune erano gremite. I suonatori accompagnavano le esibizioni. C’era però tanta violenza.
L’imperatore, alla fine della mattina, decise di presentare e mostrare al pubblico i suoi mosaici provenienti da oltre il mare. Erano mosaici enormi che si potevano vedere anche dalle zone più lontane del Colosseo, ma soprattutto erano magici. C’erano elefanti e zebre ma i più belli mostravano le armature dei gladiatori.

Per incanto un grande gladiatore disegnato dalle tessere, prese vita e usci dal mosaico.
“Ohoh!” mormorò il pubblico esterrefatto.
Era un evento prodigioso. Il gladiatore era di proporzioni davvero titaniche.
Si muoveva con l’elmo rilucente, lo scudo rosso, la daga in mano e le stinchiere decorate.
Le arcate del Colosseo tremarono. Le colonne con i fregi corinzi e ionici, ispirati all’arte classica, vibravano. Anche gli animali disegnati sui mosaici si animarono. Il leone danzava a destra e a sinistra, l’elefante barriva.
“Rispettate l’animo di ogni essere vivente!” urlò il gladiatore che narrò delle ormai antiche gesta di Spartaco, gladiatore in cerca della libertà agognata da ogni schiavo.
La gente cominciò a riflettere sul senso della libertà. Nella mente di ognuno sopraggiunsero pensieri sul diritto di ciascuno di vivere in pace e in armonia con il prossimo.
L’imperatore Antonino era riuscito nel suo intento. Il popolo non pretendeva più sangue sull’arena, era bellissimo anche vedere gesta atletiche e fiere esotiche, sfilate e bei costumi.
Il popolo cominciò a scandire a sillabe il nome di Spartaco:
“Spar- ta- co!” urlava la gente, ricordando le gesta dell’eroe alla ricerca della libertà.
Le tessere incantate del mosaico tornarono a posto e la giornata proseguì con la presentazione di scene sportive e di animali di paesi lontani.

Le favole di Roberto Bianchi 

 

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