2 - Nasce il Colosseo

L'Aquila imperiale racconta a Romoletto e Quirino quando nasce il Colosseo

S ·  M ·  L · 

Quando nacque il Colosseo

Un anfiteatro spettacolare per il popolo romano

Correva il primo secolo della nostra era e vestito superbamente, con un mantello da festa color porpora, un giorno l’imperatore Vespasiano (fra il 70 e il 72) decise di regalare al popolo, per ingraziarselo, un anfiteatro spettacolare, ove intrattenere la gente con spettacoli di gladiatori, cacce, rappresentazioni di epiche battaglie, drammi classici di mitologia.

“Sceglieremo il centro della città!”
ordinò l’imperatore e così cominciarono i lavori all’estremità est del Foro Romano; lavori che dureranno oltre un decennio, infatti l’immenso Colosseo sarà terminato solo nell’80, sotto l’impero di Tito e poi modificato dal successore Domiziano.

La costruzione venne ideata dagli studiosi imperiali, con forma ovoidale e una circonferenza di 527 metri.
Per erigere l’edificio si occuparono i famosi giardini della Domus Aurea di Nerone, proprio ove sorgeva un laghetto. Si costruirono splendide arcate, incantevoli mezzecolonne, finestre e pilastri fino a giungere a una struttura enorme, incantevole, tutta di meravigliosi marmi.
Alla base, l’insieme poggiava e poggia su travertino, gli spettatori, in posti numerati a seconda del censo, erano appostati intorno all’arena e assistevano estasiati ai giochi dell’anfiteatro.

Nel sotterraneo stavano belve e gladiatori.
Il giorno dell’inaugurazione, tra grida di gioia e urla, migliaia e miglia di bestie feroci combatterono e la festa fu grandiosa.
Il Colosseo, capace di essere tutt’oggi, dopo quasi due millenni, ancora eccezionale ed eletto dall’Unesco una delle sette meraviglie del mondo moderno, non può essere che magico.

Mentre infatti Tito, in piedi, veniva applaudito dal pubblico, il dì della prima, quando per quasi tutto il giorno si assistette agli spettacoli, una pietra, magicamente, si mise a narrare a un gruppo di giovinetti.
“Ma questa pietra parla!” gridò a bocca aperta un piccolo romano, ancora vestito con gli abiti infantili e sognando le belle tuniche dei senatori.
“Sì, parlo!” rispose la pietra.
Raccontò del grande lavoro che era stato necessario per costruire l’anfiteatro e spiegò delle conoscenze necessarie che erano servite.
“Ma un giorno lontano gli uomini si evolveranno, per loro diverrà facile costruire e anziché assistere a spettacoli violenti si giocherà in pace!”
“No caro piccolo!” ribatté la pietra.
“Tra millenni gli uomini non saranno ancora capaci di costruire edifici tanto maestosi, né ci saranno sport e spettacoli meno violenti, anzi negli annali si ricorderanno con nostalgia gli anni della Pax Romana (Pax romana: lungo periodo di pace senza guerra né invasioni)!”.

L’aquila conclude: “Anche voi, Romoletto e Quirino, dovete fermarvi un attimo e pensare che davvero, l’uomo odierno che si pensa tanto evoluto, deve ancora crescere molto prima di raggiungere la perfezione dell’età della Roma antica!”
“Da questa sera verremo ogni notte ad ascoltare le tue fiabe!” rispondono i bambini dando appuntamento al rapace per il giorno successivo.

Le favole di Roberto Bianchi 

 

Notizie, servizi, storia e cultura della città di Roma

↑ Inserisci queste notizie su Roma nel tuo sito o blog ↑


a cura di Patrizia Pisano • c/o GRAFOPOLI - Roma
web-design
FEED RSS2.0