6 - Gladiatori

L'Aquila raccontò a Romoletto e Quirino gli spettacoli con i gladiatori e come si trasformarono nel tempo.

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I supplizi e i combattimenti con i gladiatori

Il popolo non volle più assistere a tanta violenza

La notte romana è come al solito magica. Nonostante la modernità si odono ancora certi stornelli in romanesco e tra il caos e i fari delle auto in perenne movimento, si respira ancora un’atmosfera particolarissima, diremmo unica al mondo.
Quirino e Romoletto ascoltano l’Aquila che articola parole sui tempi antichi, narrando di quando l’imperatore percorreva le vie in trionfo, dell’eccitazione giornaliera presso il Foro.
“Però parlando dei gladiatori dobbiamo dire che la violenza c’era anche all’epoca!” commenta Romoletto.
Allora l’Aquila imperiale si appresta tosta a narrare di come si trasformarono gli spettacoli:

Da secoli l’uomo ha una tremenda voglia di eccitarsi e provare emozioni. Così anche al Colosseo si assisteva a supplizi e combattimenti coi gladiatori.
Essi erano divisi in dodici categorie, ma in genere recavano tutti un perizoma, con una bella cintura che lo reggeva e avevano schiniere e scudi come protezioni.
Ormai da anni si presenziava a quelli spettacoli, ma non tutti godevano di vedere sangue sul tufo.

Anche quel giorno il gladiatore si presentò impugnando il tridente. Lo blandì forte verso l’avversario.
“Oohh!” la gente aveva ribrezzo.
Tutti invocavano la fine degli scontri. Il popolo, a differenza di quello attuale che celebra l’aggressività, coi morti negli stadi e le continue guerre giornaliere, volle la fine di quei giochi sacrificali.

“Assisteremo solo all’esibizione di fiere e belve esotiche, non periranno più né i cristiani né gli schiavi!” venne annunciato.
Sparirono i coltelli dai giochi del Colosseo, non si vide più sangue.
I combattimenti rimasero solo intarsiati nelle effigi e nei mosaici, a ricordo di quei tempi quando ancora non si distingueva la differenza tra le gesta eroiche e i sacrifici umani. Fu l’imperatore Onorio a decretare la fine degli scontri mortali, con il popolo che disapprovava quelle inutili stragi, con il buonsenso, che come esempio di grande saggezza, trionfò ancora una volta nella Città Immortale.

Le favole di Roberto Bianchi 

 

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