L’aquila imperiale compie un’altra magia:
“Salitemi in groppa!” dice mentre il cielo stellato è punteggiato da infinite luci che vegliano sull’Urbe. Romoletto e Quirino fremono, stanno davvero per compiere un volo panoramico sopra al Colosseo notturno.
Il rapace li porta in alto e assistono a una visione d’incomparabile bellezza, che testimonia la grandezza presente e passata della Capitale.
Si vedono la via dell’Impero, il Colosseo e la via dei Trionfi; mentre un po’ velato dalle tenebre sta il foro Romano.
Nell’epoca antica per tutto il giorno si discuteva e parlava, trattando nel foro, ma quando dalla via dei Trionfi si udiva il procedere dell’imperatore che si recava al Colosseo per assistere ai Ludi tutti s’incamminavano alla grande festa.
Era un dividere emozioni, era divenire spettatori di un evento che segnava unità e coesione, intanto che ognuno inneggiava al Cesare.
Dalla campagna provenivano i plebei, dai rioni ricchi i patrizi, non mancava nessuno e si cantava in processione:
“Oh Roma nobilis, orbis et domina!”
Uno degli imperatori più osannati è stato Marco Ulpio Nerva Traiano, più noto con il semplice nome di Traiano.
Egli fu uno dei così definiti ‘Cinque buoni imperatori’ e alla storia passeranno i suoi ludi, eccone una descrizione narrata dall’aquila ai nostri due fanciulli:
In quei giorni, di ritorno dalle Guerre, il popolo era addolorato dalle perdite e dalle fatiche delle battaglie, tutti desideravano un imperatore buono e saggio e proprio per le sue caratteristiche Traiano venne adottato da Nerva, che ne ammirava le capacità di saper unire gli animi e farsi ascoltare.
Parlava con amore e decisione e rendeva esercito e gente retta e solidale.
“Ottime leggi ha promulgato il nostro imperatore!” esultavano i vari ceti della Città Eterna dopo le decisioni di Traiano una volta che andò a sedere sul trono magno.
Si occupò anche di aiutare i Cristiani e carteggiando con Plinio il Giovane decretò ordini che cambiassero i loro trattamenti.
I discepoli di San Pietro infatti venivano spesso puniti e uccisi: si ricordavano ancora le stragi di Nerone, che bruciò e torturò migliaia di fedeli di Cristo.
Traiano fece anche costruire splendide e importanti strade. Proprio per festeggiare l’edificazione di alcune terme offerte alla popolazione si tennero quel dì giochi al Colosseo.
Si ricordava ancora l’ultimo spettacolo presentato dal Cesare dopo la vittoria sui Daci, era stata un’emozione unica, ma questa volta dal suo palco l’imperatore fece segno che c’erano nuove leggi e l’araldo annunciò:
“Senza prove certe non potremo torturare i cristiani!” e il savio imperatore rese giustizia alla storia e alla dignità dei deboli, istituendo per la prima volta una norma che tutelasse gli indifesi.
Il popolo applaudì cantando verso il palco di Traiano mentre venivano lanciate rose e fiori.
Si videro combattimenti tra gladiatori e cacce ma per giorni e giorni, nel foro, si continuò a parlare con ammirazione delle nuove leggi.
…E quello passò alla storia come un giorno davvero particolare.
Le favole di Roberto Bianchi