Oggi attorno al Colosseo assistiamo a numerosi eventi e possiamo beneficiare di vari servizi. Ci sono visite guidate, un gran via vai di turisti, finti gladiatori che inscenano gli antichi ludi, spettacoli, foto e filmati: insomma, anche una gran quantità d’arte.
Quirino e Romoletto vedono passare davanti ai loro occhi personaggi vestiti come i Romani dell’età imperiale.
I patrizi avevano toghe ben legate su una spalla, con risvolti particolari aggiustati dalle loro schiave, mentre i plebei erano più dimessi.
Vedendo quel gran numero di persone Quirino chiede all’aquila:
“Ma c’era davvero così tanto movimento intorno al colossale edificio?”
L’Aquila Imperiale accompagna i bambini sotto a un faro particolare. Esso è posto un po’ in disparte, un artista, di quei pittori singolari che col gessetto fanno splendidi dipinti sulla strada, sta disegnando un gladiatore.
Il personaggio pitturato impugna il gladio, la particolare arma con la quale combatteva, corta ma robusta; un piccolo scudo consiste nel suo più evidente oggetto di difesa, insieme a un elmo con una spada istoriata come emblema.
Come avrete capito, miei piccoli lettori, Quirino e Romoletto stanno percorrendo un percorso fiabesco, per cui può accadere di tutto; infatti il gladiatore prende vita e inizia a parlare dei tempi dell’Antica Roma:
La vita attorno al Colosseo cominciò anche quella mattina prima dell’alba. I ricchi avevano dato festini per tutta la notte ma molti erano già nell’unctorium (Unctorium: locale delle domus dei patrizi nei quali i nobili si sottopone a trattamenti di pulizia e improfumazione da parte degli schiavi).
Le ancelle preparavano i vestiti per recarsi ai ludi circensi, mentre nella stanza accanto le mogli dei nobili facevano il bagno profumato nelle grandi vasche d’acqua calda.
Il foro era già animatissimo di gente. Si discuteva, si trattava, si parlava dello spettacolo che presto sarebbe iniziato:
“Si comincerà con una caccia; vedremo elefanti e poi ippopotami!” diceva Nassium.
Intanto c’era già chi preparava i banchini con il grano gratuito che l’imperatore offriva ai poveri e nella parte più ricca si cucinavano anatre rosolate e rosolio per i magistrati e le loro famiglie.
Qualche donna facoltosa era già a mostrare le proprie ricchezze, con i gioielli provenienti dall’oriente e parlava delle ultime poesie lette.
Il sorgere del sole trovò già gli spalti del Colosseo pieni.
Si attendevano fremendo gli spettacoli, lavorando di mascelle grazie ai rinfreschi sempre gratuiti e in posizioni non certo troppo educate.
Tra una caccia e l’altra intervennero sull’arena giocolieri e pagliacci, danzatrici e suonatori. Erano quelli veri artisti, gente che riusciva a comunicare con la propria professione linguaggi comprensibili a tutti, magari non proferendo parola. Gli acrobati fecero capriole e salti mortali, in emozionanti e perigliosi esercizi.
Un equilibrista si lanciò dall’alto del telone che proteggeva gli spettatori; da quell’immensa altezza atterrò in piedi davanti al pubblico con il fiato in apnea, dimostrando che nei secoli, oggi come allora, il significato dell’arte ha valore unico.
Le favole di Roberto Bianchi