A volte chissà come ce l’immaginiamo gli antichi romani fare festa al Colosseo.
I giorni di spettacolo infatti, per rappresentazioni, naumachie, cacce e scontri gladiatori erano, in età imperiale, pari alla metà dei giorni dell’anno.
Nel Satyricon di Petronio ci viene svelato che gli spettatori erano anche loro tifosi.
Si sbracciavano come nelle curve degli stadi, c’era chi teneva per i mirmilloni chi per i reziari.
Era tanto vivo l’interesse dei tifosi che l’imperatore Commodo, scelse di essere anche lui partecipante ai gladi e per tutta la vita si esibì cercando l’osanna del pubblico.
L’arena pullulava insomma di folle esagitate che urlavano, cantavano e acclamavano, coinvolte sovente da un furore incontenibile. Era lavoro arduo per le guardie imperiali frenare l’impeto delle genti esagitate e tutti si accaloravano.
Perfino senatori e magistrati usavano recare con sé i colori del proprio beniamino, il tifo insomma prendeva tutti.
di Roberto Bianchi