Nel Colosseo, talvolta venivano sacrificati dei condannati a morte. L’umiliazione fa parte della condanna e prima del sacrificio, al prigioniero, spettano insulti, derisione e il lancio di pietre lungo il cammino che lo porta all’arena del Colosseo.
La sentenza è stata: "Damnatio ad bestias". Dovrà morire per via di un leone, nel modo più atroce che si possa immaginare.
Di fronte a certe scene che è difficile anche pensare, per noi, oggi, viene da chiedersi se i romani fossero persone così disumane, crudeli e senza cuore. I tempi, però, erano diversi da quelli che noi viviamo adesso. Il mondo di allora era così ovunque. Anche gli etruschi facevano dei sacrifici umani. I celti tagliavano le teste dei loro nemici catturati e le impalavano, esponendole fuori casa come trofei.
In Cina, la carriera militare di un soldato, era relativa alla quantità di teste tagliate in campo che riusciva a documentare. Gli aztechi, nel Centroamerica, vendevano i propri schiavi nemici ad altri popoli che li compravano, per poterli usare nei riti sacrificali.
È vero che il mondo dei romani era diverso dal mondo che viviamo noi oggi ma è pur vero che in fondo, il Colosseo, era anche un luogo usato per le esecuzioni pubbliche e guardano non troppo lontano nel tempo, possiamo vedere la ghigliottina francese o il patibolo del Regno Unito dove ogni esecuzione doveva essere pubblica, di fronte al popolo.
Anche nella recente Roma papalina, in piazza Campo dei fiori, si bruciavano gli eretici al rogo e a Castel Sant’Angelo si poteva assistere alle impiccagioni e alle decapitazioni. Addirittura, in Piazza del Popolo, durante il carnevale, i condannati a morte venivano presi a martellate sulle tempie fino a farli morire. Tutto questo durante gli spettacoli carnascialeschi.
Se ci pensiamo bene, anche adesso lo spettacolo del sangue fa molta "audience". Ci sono programmi televisivi che riportano incidenti reali, uccisioni, dolore e sofferenza ed anche gli stessi telefilm e film dove la morte, la violenza e il sangue diventano la vera attrazione di molti spettatori.
In fondo i romani e il loro trasformare lo strazio, la pena, la tortura e la sofferenza in spettacolo... non erano così diversi da noi.
Preso spunto da: "Una giornata nell’antica Roma" di Alberto Angela
Patrizia Pisano