Come sappiamo al Colosseo, durante la mattinata, si svolgevano le venationes, cioè le cacce in cui spesso gli animali venivano istigati a combattere gli uni contro gli altri.
I guardiani per aizzarli potevano usare fruste, torce, pungoli ma anche fantocci di vimini trainati da carrelli. Proprio a questo strumento, alcuni studiosi attribuiscono l’origine della nostra espressione “uomo di paglia”.
Nel suo Liber Spectaculorum, Marziale, scrittore spagnolo vissuto all’epoca degli imperatori della dinastia flavia, ricostruisce con una certa ricchezza di particolari realistici, scene tipiche dei combattimenti tra gladiatori, delle cacce e delle naumachie. Il libretto, composto da 33 epigrammi, serviva proprio per celebrare l’inaugurazione del Colosseo, fatta da Tito nell’80.
Marziale ci lascia alcune testimonianze su questo tipo di spettacoli che sembrano andare oltre la semplice descrizione: sono epigrammi in cui l’autore romano sembra voler sottolineare, in modo ironico ma anche privo di una reale dimensione critica, la presenza di una certa “crudeltà” nella società romana o almeno in una parte del popolino di allora che a tali spettacoli assisteva con tanto interesse.
Marziale, infatti, descrive in un epigramma, una splendida tigre proveniente dai monti Ircani, cioè dalla regione che si affacciava sulla riva sud-orientale del Mar Caspio: l’animale che era abituato a leccare la mano al suo domatore, aizzata con violenza, diventa improvvisamente furiosa e sbrana a morsi un feroce leone che le era stato opposto nell’arena. Di fronte a questo fatto nuovo, inaudito, il commento di Marziale è sarcastico: finché ha vissuto nei boschi la tigre non ha mai compiuto un simile gesto, ma “ da quando vive tra noi, è diventata più selvaggia”.
di Mary Nocentini
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