L’anfiteatro Flavio, dagli anni della sua creazione, fu testimone di secoli di storia di Roma.
Negli anni, incendi e terremoti gli inflissero dei colpi piuttosto pesanti e non furono minori i danni causati dagli esseri umani.
Un primo restauro venne fatto sotto l’imperatore Antonino Pio (Tito Aurelio Fulvio Boionio Arrio Antonino Pio, imperatore romano dal 138 al 161).
Nel 217 DC ci fu un incendio che distrusse le strutture superiori. L’edificio venne ristrutturato da Eliogabalo (Marco Aurelio Antonino, meglio conosciuto come Eliogabalo, imperatore Romano della Dinastia Severiana che regnò dal 218 al 222) e da Alessandro Severo (Marco Aurelio Severo Alessandro, imperatore romano dal 222 al 235) e fu riaperto nel 222 senza che i lavori fossero terminati.
Sotto Gordiano III (Marco Antonio Gordiano Pio, noto come Gordiano III, imperatore Romano dal 238 al 244) i restauri furono completati.
Ci furono altri incendi nel 250/252 e nel 320 che crearono danni al Colosseo e ci furono altre ricostruzioni sotto Costantino e re Odoacre (Odoacre, primo dei re barbari di Roma) nel 476 - 83.
Nel 438 Valentiniano III (Imperatore romano d’Occidente dal 425 al 455) abolì gli spettacoli con i gladiatori.
Sul podio che circondava l’arena, venne fatta un’incisione, probabilmente in seguito ad un restauro, in onore dell’imperatore Onorio, dopo il sacco di Roma del 24 agosto 410 condotto dai visigoti di Alarico (Alarico I è stato un re visigoto). Dopo il terremoto del 442 la scritta fu sostituita per ricordare i lavori di questo ulteriore restauro.
Nel 470 il console Messio Febo Severo si occupò di ulteriori riparazioni.
Dopo la caduta dell’impero Romano ci furono altre opere di risanamento in seguito ad un’altro terremoto avvenuto intorno al 484 o 508.
Ad un certo punto il grande Anfiteatro Flavio fu abbandonato e nel VI secolo adibito ad area di sepoltura; in seguito, usato come abitazione.
Nell’alto medioevo il Colosseo diventò fortezza dei Frangipane e degli Annibaldi fino al 1312, quando intervenne l’imperatore Enrico VII che lo riconsegnò al Senato e quindi al popolo romano.
I terremoti del 1231-55 e del 1349 portarono altri danni al Colosseo che oramai in rovina venne abbandonato di nuovo. Il triste destino lo fece diventare una cava di marmo usato per costruire nuovi edifici tra i quali i più noti, il palazzo Venezia e della Cancelleria. I blocchi di travertino vennero asportati o vennero usati quelli caduti per opera delle catastrofi naturali, per costruire il palazzo Barberini nel 1703 e per il porto di Ripetta. Un detto famoso che faceva parte di una descrizione del "saccheggio" del Colosseo dice: "Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini).
Nel 1744 Papa Benedetto XIV lo consacrò alla passione di Cristo e vi fece costruire le 15 tappe della Via Crucis, in memoria dei martiri cristiani sacrificati nell’arena.
Nel 1807 si intervenne sul Colosseo con la costruzione di speroni che sostenevano le estremità rimaste in piedi e in seguito vennero ricomposte le strutture crollate.
Ci furono altre opere di risanamento all’interno del Colosseo tra il 1831 e il 1846 e contemporaneamente si iniziò a liberare il monumento con gli scavi alle strutture sotterranee che erano state in parte alterate dalle varie ricostruzioni nel tempo e siamo arrivati al 1939.
Le nuove opere di restauro, ormai, sono mirate a proteggere il grande monumento che dopo tante peripezie è arrivato fino ai nostri giorni, con diversi pezzi in meno ma sempre straordinario ed affascinante.
P.P.