I viaggiatori si accampavano ogni notte erigendo dei Castrum lungo le strade romane e notevolmente frequentata era la Via Appia, tanto che sebbene si continuò a pernottare nei propri campi, furono sistemati punti di sosta sia per l’esercito che per i viandanti.
La via Appia collegava la capitale a Brindisi, attraversando Capua, Benevento e Taranto.
I Romani, per far comprendere quanta importanza aveva, la chiamarono Regina Viarum.
L’Appia passava per Pompei e percorreva le famose strade che videro le leggendarie gesta del gladiatore Spartaco, diretto prima in Lucania e poi mentre faceva ritorno al centro della penisola.
La strada parte dalle Mura Aureliane e si porta ergo verso i Colli Albani, ma pare che in epoca imperiale il percorso avesse principio da porta Capena, costeggiando quindi le terme di Caracalla.
Soprattutto la parte iniziale della via è da ricordare per l’usanza dei tempi antichi, che vedeva la gente seppellire i propri defunti in prossimità delle strade, difatti le vie vicine alla capitale mostravano tombe o lapidi di diversa fattura.
Principalmente, oltre che per gli ordinari motivi militari, l’Appia aveva valore per i commerci e gli scambi con la Grecia, l’Oriente in genere e l’Egitto.
Era tanta e tale l’importanza di tale via che dobbiamo segnalare il nome di uno di coloro che furono incaricati di mantenerne attivo l’utilizzo: venne infatti nominato curator Appiae nientemeno che Giulio Cesare.
di Roberto Bianchi