Oggi siamo abituati a dare una sterile sigla a tutto, ma una volta, ai tempi del Console Gaio Flaminio, anziché come strada statale la ‘SS 3’ era chiamata Via Flaminia.
Immaginiamo ancora una volta l’Urbe al centro del mondo all’epoca imperiale conosciuto e tutte le strade che servivano ora all’esercito, ora ai trasporti, ma perfino ai messi postali.
Per dare vita a una strada i costruttori antichi, dopo averne stabilito la larghezza, scavavano due ampi fossati e operavano poi con sabbia e calce creando il pavimentum, quindi ricoprivano il tutto con cura e precisione per mezzo di quattro strati di pietre via via più fini, a partire dai grossi conglomerati fino ai ciottoli fini e alla sabbia.
Fu un lavoro assai lungo, tracciare il comodo percorso che dalla capitale giungeva sino a Rimini, per permettere il raggiungimento della costa adriatica.
Il tragitto principiava dalle Mura Serviane, poi avvicinandosi al biondo Tevere si dirigeva verso l’Umbria; attraverso la verde regione toccava vari centri, come l’attuale Spoleto (Spoletium), Terni (Interama Nahars) e anche una cittadina vicina alla odierna Foligno. Superati gli Appennini, la via Flaminia scendeva verso la costa adriatica diretta a Pesaro (Pesaurum) e quindi arrivava a Rimini.
Non fu facile questo lavoro, sia per le gallerie, per le difficoltà planimetriche, i ponti e i viadotti che si dovettero erigere, tanto che per secoli si dovette continuare a lavorare e scavare, per non parlare dei lavori di manutenzione.
Da notare come, nonostante gli ostacoli e le asperità del terreno, si riuscì a compiere un tragitto nel suo complesso parecchio rettilineo.
Il raggiungimento dell’ager gallicus, coi terreni conquistati da Gaio Flaminio e distribuito ai romani, fu così possibile.
La lunghezza totale superò le 200 miglia ma soprattutto è da sottolineare per le migliorie tecniche rispetto ad altre strade, a segnalare la continua evoluzione del popolo Romano.
Era talmente comoda che spesso, pur allungando di diversi chilometri chiunque fosse diretto a nord la preferiva ad altre vie.
Fu asse fondamentale volto verso il settentrione, in questa strada si trasportavano merci, si mandavano messaggi, si partiva alla volta di nuovi territori da conquistare o per difendere frontiere.
In caso di rivolte o combattimenti, per poter tosto raggiungere il nord, non era conveniente affrontare i maggiori dislivelli e le tortuosità dell’Aurelia, la strada principe era la via consolare Flaminia.
di Roberto Bianchi